Nel territorio attraversato dalla Corgnolizza si è mantenuto intatto il bosco della Sgobitta, uno degli ultimi residui (il più esteso è costituito dai boschi di Muzzana del Turgnano) dell'antica Silva lupanica, così denominata dai romani per la massiccia presenza di animali selvatici, in particolare lupi.
Il nome
Si tratta di un toponimo rarissimo se non di un "hapax".
Popolarmente conosciuto come Sgubìte, è documentato, nella forma indicata di Sgobita, nel Sommarione del Catasto napoleonico (Archivio di Stato di Venezia, Catasto Napoleonico), alla parcella n.1366. Ivi compare anche Saccone della Sgobita (Sacon de Sgubite) (ASV, CN n.1847), ovviamente legato al precedente. Accanto al bosco della Sgobita esiste poi un terreno denominato Sgobis (ASV, CN, n.1378-1391), dal quale il citato Sgobita parrebbe derivato per apposizione del suffisso diminutivo "-ite/-itta".
Ora il discorso si fa interessante perché questo toponimo originatore è anch'esso molto raro, ma compare proprio nel vicino paese di Ontagnano, dove la citazione più recente, rintracciata in ASV, CN e quindi risalente agli inizi del secolo XIX, è Scobis. Precedentemente è documentato come li Sgobis (a. 1725, Corgnali Schedario Toponomastico della Biblioteca Civica di Udine), les Scobis (a. 1720, CST), Scova (a. 1698, CST).
L'interpretazione del nome è alquanto incerta. Potrebbe derivare da "gobe", "gobba" mediante prefissazione con una fricativa sonora (" 's ") afunzionale. Nella lingua friulana non mancano esempi; cito solo il caso del verbo "sfuarçâ", che deriva, con l'evoluzione citata, anche se con la fricativa sorda anziché sonora, dal latino parlato "*fortiare" (< fortia, lat. tardo; < forte(m), lat.). Potrebbe anche, ma il risultato sarebbe identico, trattarsi di un distacco della stessa sibilante dell'articolo determinativo plurale femminile e contemporanea agglutinazione al nome ("lis gobis" > "li sgobis"). Si tratta, in ogni caso, di un nome abbastanza recente; il termine ante quem è la fine del XV secolo, come tradisce la mancata palatalizzazione della consonante gutturale, sorda o sonora che sia; diversamente sarebbe stato "'sgjobis".
Rimane la difficoltà di spiegare la forma rintracciata nel 1698 per Ontagnano, per la presenza della consonante fricativa "v" in luogo della occlusiva "b", giacché l'evoluzione fonetica sarebbe stata, eventualmente, inversa: si può ipotizzare allora una paretimologia, nel tentativo di dare un significato ("scove", "scopa") ad un termine non espressivo e quindi incomprensibile.
Trattandosi di toponimi alquanto rari, non trovo alcun riscontro. Cito, tuttavia, un nome, che potrebbe essere imparentato ai nostri: Pian dela Gòba (Caneva di Sacile), situato in zona montana, contiene un'apparente contraddizione, per il fatto che il primo termine indica un terreno senza asperità, mentre il secondo indica una gibbosità del suolo. Anche Gòbul (Bordano), dovrebbe avere la stessa origine.
Il nostro non può invece assolutamente essere posto a confronto con Volt di Gobu (Palazzolo dello Stella), che indica un'ansa del fiume e nel quale il secondo termine è soprannome della famiglia Biasutti. Anche Scùbina/Sgùbina (San lorenzo Isontino e Pulfero), di origine slava, non soddisfa, in quanto l'accento è arretrato di una sillaba, mentre la nostra è parola piana e per la presenza della consonante nasale "n" in luogo della dentale "t", fatto linguisticamente non spiegabile.
(scheda del Sig. Ermanno Dentesano)
Il territorio
Quello che rimane dell'antica Selva lupanica sono i circa sette ettari della Sgobitta e qualche altro ettaro sparso nel Comune.
Il bosco planiziale della bassa pianura friulana era costituito prevalentemente dalla farnia (Quercus pedunculata; rôl), che fino alla fine del secolo scorso doveva prevalere su tutte le altre piante. In seguito all'intervento dell'uomo si è passati dalla primitiva fustaia all'attuale ceduo, che non presenta più come pianta dominante la farnia, ma comprende anche il carpino bianco (Carpinus betulus; ciàrpint/çàmar), ed una modesta partecipazione di olmo campestre (Ulmus campestris; ol), frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia; frassin), sanguinella (Cornus sanguinea; sànzit) e acero (Acer campestre; áiar/ôl). Lungo la roggia vegetano formazioni irregolari e talora discontinue e aperte, con prevalenza di ontano nero (Alnus glutinosa; âl/olnâr neri) e pioppi (Populus; pôl), unitamente a un sottobosco di salici (Salix; salgâr/vencjâr), cornioli (Cornus mas; cuargnolâr/cuargnâl), noccioli (Corylus avellana; noglâr), rovi (Rubus; baraç), e altre specie caratterizzanti le formazioni riparie. Questa vegetazione rappresenta un notevole arricchimento per l'ambiente, non solo come elemento costitutivo del paesaggio, ma anche, e soprattutto, come habitat per numerosi cicli ecologici. La sua esistenza dipende dall'eccezionale affioramento della falda acquifera; infatti le piogge locali non sono sufficienti per permettere una diffusione così ampia della farnia.
Di estremo interesse scientifico sono, inoltre, alcune specie vegetali definite "sopravvivenze glaciali", come l'elleboro (Helleborus), il giglio martagone (Lilium martago), la dafne (Daphne) e il veratro (Veratrum album).
Interventi per la valorizzazione del sito
La gestione della Sgobitta, nell'ambito del piano di tutela ambientale, mira, in primo luogo, a salvaguardare e valorizzare l'aspetto ecologico-naturalistico, affiancandolo a quello didattico-ricreativo. Con questi intenti il bosco è stato completamente recintato da una staccionata, le piste a fondo naturale preesistenti, che presentavano depressioni e buche, sono state inghiaiate e sono stati realizzati sentieri per l'accesso pedonale, che si incrociano al centro del bosco, ove sono presenti panchine. Limitrofa al bosco è stata allestita un'area destinata a parcheggio ed è stato realizzato un arboreto.