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Un paese scritto a penna

Le poesie dei nostri artisti

le ole
 

"LE OLE"

Come ferite nella terra

sono le ole

di questa pianura;

intorno l'erba è più fresca.

I moscerini e i calabroni

godono il tepore

di queste ferite,

per loro benigne.

Gina Marpillero

"IL CUAR"

"IL CUAR"
 

Il flun

al si distire ta so scune,

slargiant i braz

intor da vite dal paîs.

In t'une e ta che altre rive

al lénz

onârs, sàliz, arcazios

e barcis

peadis tal fonz dai curtîfs

sot doi scialìns di lèn.

Al va,

une gale di lûs

displeade tal plàn,

vecie di mîl ains,

bandonât

come un zugatul dismitût

9/11/1992 Marie Fanine

corn
 

"CORGNOI"

Macchie di un verde
intenso
trapunte di Sambuco

lungo i fossi
veli leggeri di acace
appena sfiorite

quinte discrete
ai bordi dei campi

la strada si snoda
senza fretta

li tie ruis di veciaie
'e metin rispiet

ogni crepe
une ciareze dal timp

i tie orz zardins

rivâz insomp
fûr un âtre vôte
tal vert clâr dal forment

si tornares indaûr
a nasà qualchi rose
sui tie portons

Maddalena Cantoni

paese
 

"PAESE"

So a memoria i sassi

del mio paese;

so a memoria le facce

degli abitanti;

so i loro pensieri

perché sono una di loro.

Gina Marpillero

"SELVA"

selva
 

Una figura ravvolta scivola via leggera, come un riccio indisturbato nella notte. Segue l'ordito che il vento intreccia ogni autunno, nei colori accesi delle prime foglie, carpite agli alberi distratti, ancora umide di linfa.
In breve sarà un tappeto, ma per ora sono solo macchie accese di sole, a illuminare i suoi passi nella quieta penombra del sottobosco, solo lei conosce d'istinto i sentieri invisibili che coprono il terreno come una ragnatela. Niente a che fare con quella pista bianca in mezzo al verde ......... là ch'al coreve Attila cul ciaval ........

Selva non si cura della via Annia, la sua attenzione è attratta dalle orme leggere lasciate da volpi e lepri, conosce una per una le loro tane e sa con certezza che sono frequentate. Eccola tendere l'orecchio al passo frettoloso di un capriolo, mentre disperde spavalda un branco di tinche curiose, sguazzando coi piedi nell'acqua, che si attarda in un'ansa, prima di dirigersi a un vortice appena più in là.

Il suo territorio non ha confini, si inerpica a nord fino alle prime colline e verso il mare si arrende solo all'inconsistenza della sabbia e alla violenza delle mareggiate autunnali.
Il vento di scirocco le ruba terreno sotto i piedi, meglio non insistere, così vengono a un compromesso, lei e il mare, testimone il vento e giurati i gabbiani.
Selva (Lupaniça per l'anagrafe dei contastorie) arretra un po' fin dove può affondare le sue radici nel terreno, si ancora bene prima che l'acqua si ritiri oltre le pigre e ingannevoli secche invernali. Sa che ci saranno da fronteggiare le cupe giornate di bore scure, seguite come per incanto da mattine brillanti, dove schegge di diamanti affiorano nella sabbia spazzata dal vento e ........ sono solo conchiglie spezzate.

Selva ha una casa laggiù ta valle e chi si è avventurato in cerca di canelis per le lettiere nelle stalle o a gambarei di laguna per una frittata di magro, può fermarsi a dormire, se il buio arriva improvviso ed è troppo tardi per rimettersi in strada.
C'è pesce a volontà per tutti, lei tratta allo stesso modo nobili e plebei, conti con piume sul cappello e miserabili senza cappello e senza scarpe. Il profumo che si alza dalle braci, mentre sfrigola la crosta bruciacchiata fatta di aromi e sale, che avvolge grossi pesci d'acqua dolce/salata, mette in pace tutti i commensali, chini sui piatti attorno a un tavolo lungo come nei conventi.
Selva ha molti nomi ancora, a seconda di dove si ferma e chi incontra: eccola nel cuore della Bassa, là dove il terreno è disuguale, chiamarsi a un tratto Sgubitte proprio dove il rio Corgnolizza si diverte a rincorrere sé stesso, nascondendosi e riapparendo dietro piccole alture vestite di baraz.

Sgubite, un non di frute, un soprannome da ragazzina, alla quale si vuol fare la corte, ma non si osa, Sgubite ....... per vedere se almeno si arrabbia un po'.
Selva in fondo in fondo resta sempre la stessa, i piedi ben piantati per terra, la ricca chioma arruffata dal vento di lilbeccio, e fiumi di linfa, che la percorrono in tutto il suo essere, ......... respira largo e diffonde nell'aria ossigeno liquido e clorofilla.
Attenta ai viandanti che la incontrano, vede in trasparenza se hanno il cuore leggero, senza voltarsi ......... può soccorrerli con acqua limpida e fresca, rincuorarli con frutti e bacche ......... ma anche disorientarli e stringerli in una morsa verde senza più scampo, ci sono le olle sparse qua e là, ben mimetizzate, pronte a far perdere di loro ogni traccia.
Selva, dulà situ lade che nance la Sgubitte pì ti samee, vistude cussì come une stupidute di "percorso vita" ........ Selva è ancora lì, ben nascosta nei sentieri invisibili, percorsi da lepri e volpi .............. e quando soffia allegro e impetuoso il vento di libeccio scioglie i capelli e, se tendete l'orecchio in silenzio ........ la sentite cantare.

Testo di Maddalena Cantoni, San Giorgio di Nogaro, anno 2001