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PORPETTO

porpetto
 

Porpetto, in friulano Porpêt

Significato del nome: l'etimologia più accreditata fa derivare il nome dal latino populus 'pioppo' con suffisso collettivo -etu, attraverso *polpetu-, per la presenza di pioppete sul territorio.

Il toponimo "Porpedo" è attestato per la prima volta in un atto notarile datato 16 dicembre 1186, conservato nell'archivio Frangipane: "Wodolrico de Porpedo".

Al centro del paese sorge la chiesa parrocchiale di S. Vincenzo, situata sopra un'altura lambita dal fiume Corno. Il documento per la sua costruzione, affidata al capomastro Sebastiano Lotti di Bertiolo, risale al 1753. L'edificio presenta facciata neoclassica con lapide dedicatoria ai santi patroni, collocata sopra il portale. Nell'interno, sulle pareti del presbiterio, vi sono due dipinti eseguiti dal pittore sangiorgino Silvio Pavon; il soffitto dell'ampia navata è affrescato con la raffigurazione del martirio e la gloria di S. Vincenzo martire di Saragozza, al quale è intitolata la chiesa.

Lungo le pareti laterali sono disposti quattro altari: quello dedicato alla Madonna, di stile barocco, è in marmi policromi e riporta sullo zoccolo la firma dell'autore "L. Zuliani F".
Questo altare proviene dalla chiesa dei Serviti di Gradisca d'Isonzo ed è stato acquistato, in seguito alla confisca dei beni della chiesa e del convento da parte del governo, nel 1810 ca. Dallo stesso luogo giunge anche una grande pala d'altare, databile tra 600 e 700 e raffigurante la Vergine che appare ai Sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria, sorto a Firenze nel 1233 ca.

Il campanile (ca. 27 mt. d'altezza) si eleva nello spazio a fianco della chiesa, e fa corpo a sè. Si suppone che in origine si trattasse di una torre di avvistamento fatta costruire dai Conti Frangipane. Molto ammirato, già nel 1570, dal visitatore apostolico Bartolomeo da Porcia, che lo definisce turris magna antiqua, in seguito vide l'innesto dell'attuale cuspide conica. La costruzione è a pianta quadrata con porticina d'ingresso e alcune feritoie, e la cella campanaria presenta due bifore per ogni lato, in seguito vide l'innesto dell'attuale cuspide conica. La costruzione è a pianta quadrata con porticina d'ingresso e alcune feritoie, e la cella campanaria presenta due bifore per ogni lato.

Poco discosto dalla parrocchiale

Villa de Asarta, riedificata intorno al 1921-23 sulle macerie del fabbricato distrutto durante la prima guerra mondiale, si articola su due piani in muratura di mattoni fugati. La copertura è a padiglione con manto di tegole a canale, sovrastata da vari tipi di comignoli, bizzarri e di forme diverse, che la caratterizzano. Nel 1927, come ricordato da una lapide sulla facciata, ospitò la regina Elena; oggi è abitazione di privati.

chiesa parrocchiale di S. Vincenzo
chiesa parrocchiale di S. Vincenzo
manoscritto
manoscritto